Quando una nonna osserva i propri nipoti sminuirsi continuamente durante il gioco o nelle attività quotidiane, il cuore si stringe. Frasi come “non sono capace”, “tanto sbaglio sempre” o “gli altri sono più bravi di me” diventano un ritornello che preoccupa e fa riflettere. La bassa autostima nei bambini non è solo una fase passeggera, ma un segnale che merita attenzione e comprensione da parte degli adulti di riferimento.
Il ruolo dei nonni in questi casi diventa prezioso proprio perché diverso da quello dei genitori. I nonni possono osservare con uno sguardo più distaccato, meno ansioso, e intervenire con quella saggezza che deriva dall’esperienza. Ma come trasformare questa preoccupazione in azioni concrete che aiutino davvero i nipoti a credere di più in se stessi?
Le radici nascoste della scarsa fiducia
Prima di agire, serve capire. La mancanza di fiducia in se stessi nei bambini raramente nasce dal nulla. Può derivare da esperienze scolastiche negative, confronti continui con fratelli o compagni, oppure da aspettative percepite come troppo alte. A volte sono proprio gli adulti, inconsapevolmente, a rafforzare queste dinamiche con frasi apparentemente innocue come “dai, potevi fare meglio” o “guarda come è bravo il tuo amico”.
La psicologa Carol Dweck dell’Università di Stanford ha documentato come i bambini sviluppino una “mentalità fissa” quando vengono lodati per le loro capacità innate piuttosto che per l’impegno. Questo li porta a evitare le sfide per paura di fallire e dimostrare di non essere all’altezza. I nonni, osservando i nipoti giocare o svolgere compiti semplici, possono notare questi schemi: il bambino che abbandona subito un puzzle difficile, quello che si rifiuta di provare un nuovo sport, o chi chiede conferme continue prima di ogni mossa.
Il linguaggio che trasforma
Le parole hanno un potere enorme nella costruzione dell’autostima infantile. Come nonna, modificare il proprio linguaggio quotidiano rappresenta il primo passo concreto. Invece di dire “sei bravissimo a disegnare”, provare con “mi piace come hai scelto questi colori e quanto ti sei impegnato nel dettaglio”. La differenza è sostanziale: nel primo caso si etichetta il bambino, nel secondo si valorizza il processo.
Quando un nipote si sminuisce dicendo “non ci riesco”, rispondere con “ancora non ci riesci, ma stiamo provando insieme” introduce il concetto fondamentale della crescita. Quella piccola parola, “ancora”, apre uno spazio di possibilità invece di chiudere una porta. I bambini imparano che le abilità si costruiscono, non sono innate o immutabili.
Raccontare storie personali di fallimenti e di come li avete superati crea un ponte emotivo potente. “Sai, quando avevo la tua età non sapevo andare in bicicletta e avevo paura di sembrare sciocca. Poi ho provato e riprovato, cadendo molte volte” normalizza l’errore e lo trasforma da nemico ad alleato della crescita.
Creare spazi sicuri per sbagliare
I nipoti hanno bisogno di ambienti privi di giudizio dove sperimentare senza la pressione della perfezione. La casa dei nonni può diventare questo rifugio prezioso. Proporre attività in cui il risultato finale è meno importante del divertimento nel farle abbassa immediatamente l’ansia da prestazione.
Cucinare biscotti dove la forma non conta, costruire con materiali di riciclo senza un progetto prestabilito, o inventare storie assurde dove tutto è permesso: queste esperienze insegnano che il valore sta nel fare, non nel risultato perfetto. Durante queste attività, celebrate gli errori creativi: “Oh, hai messo il sale invece dello zucchero! Vediamo che sapore viene, potremmo inventare una nuova ricetta”.

Il confronto è il nemico silenzioso
Molti bambini con bassa autostima vivono in una competizione costante con coetanei, fratelli o con versioni idealizzate di se stessi. I nonni possono controbilanciare questa tendenza evitando qualsiasi paragone, anche quelli apparentemente positivi come “sei più bravo di tuo cugino”.
Ogni bambino ha un percorso unico e ritmi diversi. Sottolineare i progressi personali piuttosto che le posizioni relative aiuta: “tre mesi fa questo gioco ti sembrava impossibile, guarda adesso come hai imparato” rinforza l’idea di un miglioramento personale che non dipende dagli altri.
Piccole responsabilità, grandi conquiste
Affidare ai nipoti compiti significativi ma alla loro portata costruisce competenza reale. Non si tratta di faccende simboliche, ma di responsabilità vere: innaffiare le piante e osservarne la crescita, preparare la tavola decidendo dove posizionare ogni elemento, o scegliere il film da guardare insieme spiegando perché quella scelta.
Quando un bambino vede che il suo contributo ha un impatto concreto sulla vita familiare, inizia a percepirsi come capace e utile. Il senso di competenza alimenta l’autostima più di mille complimenti vuoti. La ricerca del dottor Albert Bandura sulla self-efficacy dimostra che le esperienze di successo personale sono la fonte più potente di fiducia in se stessi.
Riconoscere e nominare le emozioni
I bambini che si sminuiscono spesso non hanno strumenti per gestire la frustrazione o la paura del fallimento. Aiutarli a identificare e nominare ciò che provano è terapeutico. “Vedo che sei arrabbiato perché il disegno non è venuto come volevi” valida l’emozione senza giudicarla.
Creare un dialogo aperto sulle emozioni difficili permette ai nipoti di capire che tutti le provano e che sono gestibili. Leggere insieme libri che affrontano temi come la paura di sbagliare o il confronto con gli altri offre spunti preziosi per conversazioni profonde in cui i bambini si sentono meno soli nelle loro difficoltà.
Il potere dell’ascolto attivo
A volte la cosa più importante che una nonna può fare è semplicemente ascoltare senza giudicare. Quando un nipote si sfoga o esprime insicurezze, resistere alla tentazione di minimizzare (“ma no, non è vero che non sei bravo”) o di risolvere immediatamente il problema. Ascoltare, annuire, fare domande aperte: “come ti sei sentito quando è successo?” o “cosa pensi che potresti fare?”.
Questo approccio comunica rispetto per i sentimenti del bambino e fiducia nella sua capacità di trovare soluzioni. Non sempre serve dare risposte; spesso serve solo essere presenti, creando quello spazio sicuro dove le paure possono essere espresse senza vergogna.
La strada per ricostruire la fiducia in se stessi è fatta di gesti quotidiani, parole scelte con cura e presenza costante. I nonni hanno il privilegio del tempo e della pazienza che talvolta ai genitori manca nella frenesia quotidiana. Trasformare la preoccupazione in azione, con piccoli cambiamenti coerenti nel tempo, può fare la differenza nel modo in cui i nipoti si vedranno e affronteranno le sfide della vita.
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